Questione di attrezzatura

Quante volte vi è capitato di chiedervi se l’attrezzatura fotografica che possedete sia adeguata a realizzare i vostri scatti? In un mondo in cui la tecnologia fa passi da giganti e le case produttrici sempre più velocemente propongono modelli “rivoluzionari” senza di cui è impossibile continuare a fare fotografia, pensate che quello sia la chiave per diventare un fotografo migliore?

In questo breve articolo cercherò di darvi il mio punto di vista da professionista e allo stesso tempo da appassionato di fotografia ma anche di macchine fotografiche.

 

 

Negli ultimi anni, con la digitalizzazione della fotografia, lo sviluppo tecnologico delle macchine fotografiche ha subito un’importante accelerazione sia dal punto di vista meccanico che dello sviluppo software.

Oggi molti limiti tecnologici sono stati abbattuti ed anche quelle che un tempo venivano definite macchine fotografiche per amatori offrono prestazioni da far impallidire le ammiraglie di qualche anno fa. 

 

Qual è allora il motivo per investire continuamente in nuova attrezzatura?

Meglio mirrorless o reflex? Il Full-Frame è davvero così indispensabile per la profondità di campo? Meglio gli zoom o le ottiche fisse non si battono?

 

La sensazione è quella che ad ogni nuova uscita tutto quello che abbiamo è ormai sorpassato e se non aggiorniamo tutto non saremo più in grado di fotografare.

Ora, in questo articolo dare risposte alle domande citate prima è impensabile (si trasformerebbe il un libro noiosissimo) ma vorrei comunque darvi il mio punto di vista.

Negli ultimi 4 anni ho scattato con più sistemi e attualmente sono nella difficile situazione di dover scegliere tra due che sto usando in parallelo (per l’ennesima volta), ma finalmente penso di aver capito una cosa.

Non è importante quello con cui scatti ma è importante che quello che usi ti renda felice. 

Lo so, sembra una frase senza senso, e da quanto vi ho scritto non ho ancora trovato nulla che mi renda veramente felice visto che continuo a cambiare (o forse quest’ultima sarà la volta buona), ma vi assicuro che è un’affermazione da non sottovalutare.

Come in ogni forma di espressione artistica lo strumento che utilizziamo per realizzare le nostre fotografie è il punto di contatto tra quello che immaginiamo e vogliamo ottenere ed il risultato ottenuto, non è qualcosa di asettico ma un tramite per veicolare le nostre emozioni.

Stringere tra le mani un oggetto in grado di comunicarci qualcosa, di entusiasmarci mentre lo utilizziamo e di invogliarci a scattare di più è qualcosa che va oltre le prestazioni descritte nei vari spot pubblicitari. Ai giorni nostri tutti i produttori realizzano attrezzature fotografiche di altissimo livello e la scelta di un brand rispetto ad un altro ha molto più a che fare con quello che percepiamo e ci fanno percepire le leve del marketing, sfruttate a regola d’arte nella promozione delle nuove uscite.

Come in altre forme d’arte la possibilità di scegliere tra una gamma vastissima di strumenti richiede un processo di “trial and error” in cui sperimentare di persona quello che più si adatta alle nostre esigenze.

Pensate a un pittore e a quante possibilità ha per realizzare le sue opere: la scelta del supporto, dei colori, delle tecniche pittoriche e perfino della cornice in cui presentare il suo lavoro.

Noi allo stesso modo possiamo scegliere tra infinite ottiche e macchine fotografiche che si distinguono per la loro ergonomia, la resa cromatica e la risoluzione (purtroppo anche il prezzo). Proprio per queste peculiarità lenti vintage usate con adattatori e macchine analogiche ancor oggi hanno un fascino particolare e sono ricercate molto più del nuovo con prezzi in continua ascesa.

L’ultimo ritrovato della tecnologia dunque non sempre è in grado di soddisfare le nostre esigenze ed un po’ come uno scrittore che può scrivere con carta e penna o scrivere da laptop su cloud, anche noi possiamo scegliere strumenti tecnologicamente molto diversi dando un maggior peso al legame che instauriamo con il mezzo scelto e che ci permette di esprimerci al meglio.

Se poi cerchiamo di allargare ulteriormente il nostro punto di vista, seguendo l’esempio dei pittori e degli scrittori, in molti casi ad influenzare le loro scelte sui supporti e mezzi per realizzare le proprie opere sono fattori completamente esterni all’atto di dipingere o scrivere ma che hanno a che fare ad esempio con necessità di essere in un luogo fonte di ispirazione o tra il frastuono di un bar per osservare meglio le persone da cui prendere spunto per i propri personaggi.

La tecnologia è spesso la soluzione, non ci sono dubbi, ma sovente diamo un peso troppo importante a strumenti di cui poi non usiamo a pieno il potenziale.

Per noi fotografi di viaggio subentra anche un altro aspetto molto importante in quanto tutto quello che usiamo per fotografare ce lo dobbiamo portare sulle spalle (a meno avere un assistente molto volenteroso).

Avere con sé sempre lo strumento fotografico, sia esso una macchina vera e propria piuttosto che uno smartphone, è fondamentale per poter raccontare il proprio viaggio.

Le buone fotografie spesso si manifestano nei momenti in cui non siamo pronti e ci sfuggono da sotto il naso. 

Proprio per questo motivo mi sono obbligato ad avere sempre qualcosa con me, anche solo per scattare quelli che considero “appunti fotografici”, cioè situazioni da elaborare e che se si ripresentano possono trasformarsi in una fotografia. Da quando ho adottato questo approccio ho notato un notevole miglioramento nel mio modo di fotografare sia dal punto di vista tecnico che di visione.

Per questo motivo penso che oltre a qualcosa che ci renda felici sia importante scegliere una macchina fotografica che non sia di “peso” e che possiamo avere con noi sempre. 

Il “peso” infatti non è uguale per tutti, o meglio non lo si percepisce in modo uguale. 

Per farla semplice e non dilungarmi troppo il mio punto di vista è questo: tutte le volte che l’attrezzatura fotografica che mi porto dietro mi affatica e mi impedisce di muovermi liberamente o di raggiungere il luogo che avevo in mente di fotografare, è semplicemente l’attrezzo sbagliato.

La vera differenza è scattare al pieno delle proprie energie concentrandosi su quello che si fa, altrimenti tutto quello che avevamo in mente riguardo alla qualità (tecnica) delle nostre immagini semplicemente non si può concretizzare perché siamo stanchi e svogliati e l’unica cosa a cui pensiamo è un attimo di relax per riprenderci.

Riassumendo tutto in poche parole:

LEGGERI E ISPIRATI

…questo è il segreto per una buona fotografia di viaggio…

Daniele Baravalle

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