Musica in viaggio

PERCHÈ, DOVE E COME.

Quando ho deciso di scrivere un post su questo argomento ovviamente mi sono fatto trasportare dall'entusiasmo per essere riuscito a scrivere nella stessa frase due parole per me fondamentali, musica e viaggio. Stupendo. Peccato che riuscire davvero a trarre delle considerazioni in merito nello stretto divincolarsi di qualche riga è impresa per me davvero ardua. 

 

Questo perchè la musica non è soltanto arte, o metodo, o studio. La musica non è solo gusto o passione. E' un complesso insieme di fattori e sfumature, in perfetto equilibrio tra il nostro emisfero destro e quello sinistro, figlia della matematica (o meglio, della metrica, sua parente stretta) e dell'ispirazione, di un innato retaggio che permette a un sordo di dirigere un'orchestra o ad un cieco o a un malato di gravi patologie di suonare un pianoforte neanche fosse l'estensione di un suo arto (e qui un doveroso omaggio a quell'artista immenso e da poco scomparso che era Ezio Bosso). 

 

E facendo l'ulteriore passo fuori di noi (e intorno a noi) la musica diventa parte di ogni aspetto della vita, diventa elemento imprescindibile della nostra società (qualunque sia la nostra società), segnata da cambiamenti culturali, razziali, geografici. La musica è tradizione e sperimentazione (penso all'utilizzo nella musica elettronica di uno strumento come il didgeridoo, inventato dagli aborigeni australiani migliaia di anni fa), la musica è rivoluzione culturale e razziale (argomento quanto mai attuale, basta fare riferimento alla musica Motown, alle varie ispirazioni e declinazioni del Gospel nella musica afroamericana, alla nascita e allo sviluppo del Jazz e del Blues), la musica è progresso, moda, identificazione generazionale (penso al Britpop, al  Nu Metal, al Grunge) ed è tradizione e rimembranza, dai ritmi africani che ci portano un retaggio millenario alla musica tradizionale popolare (Penso a quante lingue potrebbe parlare un violino, da una ballata irlandese a un orchestrale viennese, da un country del west americano passando per il folk, spinto fino all'America del Sud).

 

Ed ecco che mentre rileggo i fotogrammi appena scattati di questo argomento, mi rendo conto che ho già legato indissolubilmente la musica al viaggio. E' tutta lì, come quando nelle serie TV l'inquadratura di schiena del protagonista rivela una parete piena di post it e fotografie. La troviamo in ogni luogo, caratterizza quello che vediamo e a volte lo classifica, di sicuro crea delle connessioni e delle percezioni uniche e proprie. La musica è quel filo rosso che ci porta ovunque e che noi portiamo ovunque.

 

Alcune settimane fa in una delle dirette on line di Phototravel abbiamo chiacchierato sulla musica che ci portiamo in viaggio e su quella che troviamo nei luoghi che visitiamo. Ed è stata la prova, ennesima, di come questo sia un argomento che ci accomuna e ci differenzia tutti, e si traduce a sua volta in quello che il viaggio ci permette di vivere e crescere in modo soggettivo e personale.

 

Nel mio ultimo trascorso in terra nipponica ho avuto la fortuna di pernottare in una abitazione tradizionale giapponese a Kanazawa. All'interno di questa Machiya, che una volta ospitava una Maiko, c'erano ancora molti oggetti a lei appartenuti. La sua radio, alcuni suoi abiti tradizionali, e soprattutto il suo Shamisen. Il potere evocativo che ha sentir suonare questo strumento per me è stato incredibile, è stato come averla davanti.

 

Ascoltare  un concerto Jazz alla Preservation Hall di New Orleans, o essere letteralmente trascinati dal clima di festa di un concerto di musica irlandese in uno sgangherato pub di Dublino. La musica è per me l'esperienza dentro l'esperienza di viaggio. Credo che ognuno di noi abbia avuto la prova di questo, nelle proprie esperienze di viaggio come di trascorso di vita.

 

Perchè fondamentalmente tutti noi abbiamo nella testa e nel cuore la nostra colonna sonora "itinerante".

Andrea Salato

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